Profilo di DILMOS MILANO
Dilmos nasce nel 1980, come spazio espositivo di mobili
di design. La scelta dei pezzi si orienta verso gli oggetti più
emblematici del design moderno( Walter Gropius, Jean Preuvè,
......) affiancati a mobili prodotti da aziende che esprimono
la contemporaneità degli anni 80.
A quest'attività si affianca quella di spazio in cui si
organizzano alcune mostre, questo porterà Dilmos ad interagire
sempre più direttamente col mondo del design, scegliendo
di prima persona gli autori con cui collaborare od i loro lavori.
Questo impegno nasce dalla crescente constatazione del valore
e del significato della poetica dell'oggetto. Un'interessamento
profondo che porterà Dilmos ad occuparsi essenzialmente
di lavori la cui peculiarità é caratterizzata dalla
forte carica comunicativa e narrativa.
A partire dal 1985, momento che viene a coincidere con una mostra
dedicata ad Alessandro Mendini, le scelte della Dilmos si orientano
sempre di più verso autori ed oggetti che esprimono pienamente
questa filosofia, in cui ogni mobile diventa rappresentazione
ed al tempo stesso oggetto di ricerca di un pensiero sempre più
profondo dell'autore, veicolo di comunicazione e d'interazione
col mondo.
Oggetto comunicativo, quindi, non unicamente funzionale, ma nemmeno
oggetto-soggeto simbolico, totem muto della nostra società
ipercomunicante, questa vuole essere la prerogativa della ricerca,
sempre in azione, in discussione e superamento di se stessa, della
Dilmos.
Gli oggetti presenti da Dilmos non possiedono una progettualità
stilistica uniforme, la coerenza non si scopre nel segno degli
autori ospitati in questi anni, ma nelle intenzioni, nella volontà
comune di considerare i pezzi che animano una casa, uno spazio,
come elementi che virtualmente ne accolgono il pensiero e che
ne trasmettano, attraverso la loro alta capacità narrativa,
le poetiche e le intenzioni.
I linguaggi degli autori sono quindi molteplici, poiché
molteplici sono le gestualità ed i pensieri di ciascuno,
ma non per questo incomunicabili. E' in questa logica che si sono
dirette alcune esperienze che la Dilmos ha fatto lavorando proprio
sull'intenzione di rendere tra loro comunicabili linguaggi e poetiche
1988 organizza "Differenze" chiedendo a sei
designers, Andrea Branzi, Paolo Deganello, Ugo Marano, Alessandro
Mendini, Dennis Santachiara, Ettore Sotsass, di realizzare la
metà di un tavolo: ciascuna metà sarebbe poi andata
a dialogare con una metà sconosciuta formando un unica
entità. Successivamente, nell' 89 viene allestita "individual-media-comunicazione-in-ascolto-dedicato"
dieci autori (Ron Arad, Maurizio Cattelan, Danny Lane, Clara Mantica,
Ugo Marano, Cristina Marino, Alessandro Mendini, Dennis Santachiara,
Luisella Valtorta, Lucio Zotti) si ascoltano e si narrano attraverso
gli oggetti.
Nel settembre 1990 "La nostra trilogia" : tre autori,
Ina Barfuss, Dead Chickens, Ernst Christoph, tre esperienze artistiche,
pittura, design, performance trovano presso la Dilmos uno spazio
di convivenza e comunicazione.
A costituire il complesso unitario trilologico é la necessità
di comunicare che per ogni autore resta l'elemento prioritario.
Nel 1991 abbiamo ideato la rassegna "I-STANZE" messa
a punto col critico d'arte Elio Grazioli. Si tratta di una serie
di esposizioni, che avranno come tema portante l'idea di "stanza"
. Il concetto prende spunto dall'abitabilità per oltrepassare,
però, sia gli schemi della funzionalità che quelli
dell'installazione artistica "per cercare di volta in volta
un'utilità che sia, quella si messa in causa del limite
e poesia dell'esistenza" Ciascuna stanza sarà interamente
realizzata da un autore.
La prima stanza presentata nel febbraio 1991 é
opera di Maurizio Barbieris s'intitola "Artemis osserva stupita
il bagno di Ermes e Afrodite. (uno studio senza libri). La stanza
é preceduta da altre due opere, "l'incontro di Eco
e Narciso ( la luna brilla nel pozzo)" e " La vergine
e il bambino. L'attesa", che costituiscono un percorso a
lei integrato. Elio Grazioli così commenta lo studio ideato
da Maurizio Barbieris "Lo studio é della casa la stanza
in cui il nome stesso é identico all'istanza che lo fonda.
Stanza della concentrazione e della meditazione, é per
Barbieris prima di tutto stanza della lettura e della scrittura,
della loro centratura sul pensiero, del rapporto tra conoscere
e sapere, tra comunicare ed esprimere. Essenza o sintomo? Perché
lo studio é si per antonomasia il luogo intellettuale e
spirituale della casa, ma anche quello dove si fa più sentire
la qualità, la presenza numerosa dei libri e degli oggetti,
oggetti d'affezione così come feticci. Conoscenza come
possesso? Certo il desiderio di sapere é anche sapere di
desiderio.
La seconda stanza, presentata durante il salone del
mobile dell'aprile 1991 é opera di Alessandro Mendini e
s'intitola "INTERNO DI UN INTERNO" questa approfondisce
temi e metodi di altre opere analoghe dell'autore: quali le stanze
da manuale, senzatempo, banale, ermafrodita, lunare, tenera, filosofica..........
La stanza "INTERNO DI UN INTERNO" é
entrata a far parte delle acquisizioni del museo di Groninger.
Una porta conduce dentro una grande stanza simmetrica che contiene
mobili, oggetti e pitture. Una texture invade ogni cosa secondo
un criterio invariante e ripetitivo. La texture consiste in un
sistema pittorico uniforme di segni realizzati a punta di pennello,
usati più o meno grandi e con diverse policromie. forme,
tipologie e materiali appaiono allora granulari e inconsistenti,
quasi una nebulosa che togliendo corpo agli oggetti li restituisce
dilatati in uno spazio astratto, in un atmosfera solitaria, un
possibile paesaggio emotivo, un umana-mente interiore: l'interno
di un interno.
ALESSANDRO MENDINI
ARTE DI ABITARE
DIFFERENZE
INDIVIDUAL
TRILOGIA
I-STANZE
BARBIERIS
INTERNO
WETTSTEIN
RAVAGE BERTOZZI
PONTI